Una coltre di melanconia si percepisce nelle sempre più corte giornate di novembre , mentre aleggia il ricordo di affetti che miracolosamente non si affievolisce con il passare degli anni . Un languore inspiegabile pervade gesti che , pur rientrando nella quotidianità , assumono contorni più grevi e si dilatano fino a sera , quando le ombre precocemente si distendono sul paese che si avvolge nel silenzio notturno . In giorni come questi , il pensiero corre a chi non ha una dimora , a chi affronta viaggi in acque insidiose , a chi combatte una guerra dolorosa e senza tregua , a tutti quei bambini con occhi sgranati che si stagliano davanti a macchine da presa che scrutano e raccontano . Con l ’ approssimarsi del freddo , con l ’ arrivo delle prime tramontane , la casa diventa un rifugio accogliente , il fulcro della famiglia che in alcuni paesi del mondo si è già rassegnata a essere un ’ utopia . Siamo in relazione con il mondo e grazie al tamburo che batte e ci raccoglie dinanzi a schermi di televisori , computer , smartphone e quant ’ altro , ormai conosciamo le storie di tante vite , l ’ epilogo di mille vicende che non appartengono a finzioni cinematografiche , ma sono verità , portando a compimento la metafora del “ villaggio globale ", adottata da McLuhan negli anni 60 del secolo scorso per indicare come , con l ' evoluzione dei mezzi di comunicazione , il mondo sia diventato “ piccolo ” e abbia assunto di conseguenza i comportamenti tipici di un villaggio , consentendo di conoscere angoli lontani ma non tanto da essere ignorati . All ’ interno della teoria del sociologo canadese si inserisce il principio della globalizzazione che ormai si articola su diversi livelli , che interagiscono spalmandosi in ogni campo , dal geopolitico all ’ economico , dal sociale al culturale e accade così che ciò che avviene in un punto qualsiasi del pianeta è come se accadesse vicino a noi . Ne consegue allora , ovviamente , che non sarà possibile fingere di non sapere che i due terzi della popolazione mondiale , ancora oggi , di contro all ’ opulenza e allo spreco alimentare di alcune categorie , muoiono di fame . Allo stesso modo non si può ignorare la marea di persone che premono alle nostre frontiere , chiedono accoglienza , lavoro e integrazione ponendo nuovi problemi economici . Il villaggio diventa mondo e tutti noi che lo abitiamo dovremmo responsabilizzarci e cercare di creare condivisione perché coabitare nello stesso pianeta significa entrare in stretto contatto con l ’ altro . Vorrei che cadessero ancora tanti muri , ideologici soprattutto , e sapere che non ci sono più bambini che hanno fame , disperati che si affidano a legni marci e a nocchieri incarogniti nelle stive cariche di denaro