100% Fitness Mag - Anno VIII Maggio 2014 | Seite 58
#FILOSOFIA
La necessità
delle leggi
Domenico Casa
Consulente filosofico
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San Paolo afferma, in consonanza con Platone,
che l'umanità, nel suo errare nel mondo, paghi il
prezzo di una caduta o colpa originaria e le leggi
non siano che la conseguenza di quel peccato.
Siamo però nel campo mitologico-religioso
dove non vi è alcuna possibilità di dimostrare né
razionalmente né scientificamente alcunchè su
presunte oscure origini e cadute.
Pertanto, per chi è alieno dal concetto di peccato
di origine platonica e giudaico-cristiana, il
problema della genesi e della necessità delle
leggi, necessita di altre risposte. Nè sembra
più attendibile l'ipotesi ruosseauiana di una
condizione originaria sostanzialmente positiva
dell'uomo, il quale verrebbe corrotto dal
consorzio con altri uomini. Chi avrebbe però
corrotto questi ultimi non si riesce a capire.
Rousseau in realtà fa eco ad Aristotele il quale
era convinto che "l'uomo fosse un animale
sociale", spinto all'amicizia e alla collaborazione
per sua intrinseca natura.
Anche l'inglese J. Locke, uno dei padri del
liberalismo, afferma che gli uomini, nella loro
condizione naturale precedente il formarsi
della civiltà, abbiano scritte, nei loro codici
comportamentali elementari, delle leggi
"positive" che, in seguito, verrebbero codificate
nei patti e nelle costituzioni tra gli uomini.
Ci si trova, pertanto, di fronte a due posizioni
ideologiche opposte e inconciliabili, tra chi
ritiene l'umanità una "massa di dannati"
(Platone, San Paolo, Lutero), e chi, al contrario,
immagina, ovvero si finge, un'umanità originaria
"buona", quasi da "paradiso terrestre" (termini
patentemente inconciliabili).
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Maggio 2014
La realtà appare ben distante dall'una e dall'altra
ipotesi. Basta la mttina spingersi oltre le mura
domestiche (talvolta anche rimanendone
all'interno) per comprendere, attraverso
un'attenta osservazione di natura quasi
sociologica, che cosa sia l'uomo e perché abbia
bisogno delle leggi.
Ci si rende immediatamente conto che il mondo,
nel suo stato per così dire "grezzo e bruto" o
"naturale", appare come un immenso campo di
battaglia, di sopraffazioni, di violenze e di crimini.
Ciò non significa che manchino comportamenti di
segno contrario.
Se ne potrebbero contare a milioni.
Questi ultimi, tuttavia, non nascerebbero,
secondo alcuni autori, da una esigenza
spontanea ma da uno stato di necessità, che
nelle persone "curate" sarebbero da considerare
come una seconda natura.
Talvolta, o spesso, è sufficiente mettersi in strada,
in macchina, entrare negli uffici, nei negozi, nei
supermarcati. I contatti sono fatti di gestacci,
cattive parole, sgarbi, litigi. O maschere. Freud
sosteneva che "l'odio è più antico dell'amore".
Ma, prima di lui, T. Hobbes, aveva sostenuto in
maniera convincente che l'uomo allo stato di
natura (cioè senza la forza coercitiva delle leggi) è
"homo homini lupus", e lo stato di natura (senza
le leggi) è "bellum omnium contra omnes",
ovvero una condizione di guerra generalizzata in
cui non si salverebbe nessuno.
Proprio davanti a questa prospettiva drammatica
nelle comunità umane nascerebbe la necessità
di porre dei forti limiti alla distruzione e alla
morte. Con le leggi e i patti o contratti, che nelle
società moderne vengono chiamate Costituzioni.
Si immagini adesso cosa sarebbe, nell'età dei
motorini, dei camion e delle automobili, la strada
senza il codice stradale. Si assisterebbe ogni
giorno a un'ecatombe. Per non parlare della
mancanza di leggi in contesti più ampi, interni e
internazionali.