100% Fitness Mag - Anno VII Ottobre 2013 | Page 27
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100% FITNESS MAGAZINE
un avvenimento traumatizzante o
avvenimenti scolastici negativi. In
questo caso il bambino si mostra riluttante ad alzarsi, a vestirsi e a fare
colazione. Esprime lamentele somatiche come cefalea, nausea, vomito,
dolori gastrici e/o intestinali che
gli“impediscono” di andare a scuola;
il più delle volte, infatti, tali sintomi
fanno in modo che non varchi nemmeno la porta di casa.
Le costrizioni non sono utili ma anzi,
rischiano di peggiorare la situazione.
I sintomi si attenuano fino a scomparire quando il “pericolo scuola” è per
il momento scongiurato. Il bambino,
infatti, poco dopo essere stato rassicurato sulla sua permanenza a casa,
inizia a giocare e diventa persino
collaborativo; anche durante il fine
settimana e le vacanze non manifesta sintomi. La fobia della scuola può
essere scatenata anche da un avvenimento negativo a scuola, ma trova la
sua più probabile spiegazione in relazioni disturbate all’interno del nucleo
familiare; è comunque l’espressione
di un disagio interiore e come tale
non è da sottovalutare. Il bambino
non si rifiuta di svolgere i suoi compiti
a casa e non necessariamente manifesta difficoltà nel rendimento scolastico. Se interpellato, spesso, non sa
perché il solo pensiero di andare a
scuola susciti in lui un’angoscia così
grande. In questa situazione, ciò che
fa è mettere in atto un meccanismo
di difesa che gli serve per contenere
un’angoscia dilagante, che viene così
circoscritta su un qualcosa di esterno, che può essere da lui controllato.
Perché il bambino esprime tutto ciò
attraverso i suoi sintomi fisici? Perché è come se, inconsapevolmente,
non riuscisse ad esprimere a sé e ad
i suoi genitori la sua paura di andare
a scuola, ed utilizzasse così i sintomi
fisici per esprimere questo suo panico
e, soprattutto, il disagio.
Apparentemente le cause di tale
paura per la scuola possono essere
riscontrabili nel contesto scolastico: ad esempio la maestra è troppo
severa, i compagni di classe sono
troppo cattivi, e si prendono gioco
di lui e così via. Queste sono delle
motivazioni apparenti che possono
trarre in inganno: la paura e l’ansia
che il bambino prova, spesso non
sono in relazione a ciò che accade
a scuola, ma è il fatto di allontanarsi
da casa e dalla famiglia che genera
in lui un tale stato d’animo. In altre
parole, il bambino si rifiuta di andare
a scuola perché, molto probabilmente, in famiglia vive un forte disagio
che non gli permette di allontanarsi
serenamente, come ad esempio nelle
situazioni di forte conflittualità tra i
genitori, nelle quali egli può vivere
una sensazione di precarietà, o a seguito di un lutto, o in presenza di
una grave malattia di uno dei familiari, come anche in concomitanza
della nascita di un fratellino che ha
preso il suo posto. Questi sono tutti
eventi che possono accentuare la sua
ansia da separazione ed evocare forti
fantasie di abbandono. Insieme a ciò,
molto spesso, la fobia per la scuola
nasconde dietro la paura del bambino
di crescere ed il suo forte desiderio di
rimanere un piccolo, sempre protetto
da mamma e papà.
E’ sempre opportuno accogliere e
contenere ciò che il bambino esprimere in simili circostanze, cercando
di comprendere qual è il disagio sottostante, rassicurandolo rispetto ad esso
ed esprimendo contemporaneamente
fiducia nelle sue possibilità di crescita
affettiva e quando necessario, per la
messa in atto di un intervento in grado di restituire serenità e benessere
al bimbo e consentirgli di frequentare
tranquillamente la scuola relazionale. Può essere utile in questo caso
rivolgersi ad uno psicomotricista per
un’attenta valutazione e se necessario un intervento che possa riportare
serenità al bambino e riducendo i
contrasti con i genitori.