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PRELIEVO FORZOSO SUI
CONTI CORRENTI:
È POSSIBILE IN ITALIA?
E’ l’argomento più di attualità in quanto appena applicato al sistema bancario cipriota. Si
è reso necessario per potere sanare il sistema finanziario del piccolo Stato Cipriota ed ha
riguardato i conti correnti bancari con saldo superiore ai 100.000 euro.
Dr. Mario De Simone
Cell. 3385458815
Mail: dr.mariodesimone@hotmail.it
I
n Italia esiste un precedente
triste episodio: un famoso 6 per
mille applicato nel 1992 dal
“Governo Amato” , allora in
carica, per sanare una situazione di
finanza pubblica ormai allo stremo.
Nel caso italiano, il prelievo fu applicato solo ai conti correnti, ai depositi
vincolati, ai certificati di deposito ed
ai buoni fruttiferi. Restarono, invece,
fuori dal prelievo le obbligazioni bancarie ed i titoli di stato, probabilmente
in quanto l’impossibilità di raggiungere tutta la massa di titoli esistente
(molti erano ancora cartacei e posseduti materialmente dai sottoscrittori)
avrebbe reso l’imposta profondamente sperequativa.
I depositi dei cittadini italiani detenuti all’estero non furono colpiti da
tale imposta così come (da quanto
ci è dato di sapere) anche l’imposta
applicata a Cipro non colpisce i depositi detenuti all’estero dei cittadini
ciprioti, mentre i cittadini esteri che
detengono i capitali nelle banche cipriote hanno subito il prelievo.
La domanda che ci si pone, oggi:
“potranno i conti degli italiani
essere soggetti ad un prelievo
forzoso?
Dare una risposta certa su ciò che
potrà accadere è impresa ardua e
sarebbe anche presuntuosa.
Ciò che è importante sottolineare è
che il Governo Monti ha istituito un
“prelievo forzoso” attraverso quella
che è stata la modifica dell’imposta di bollo che i correntisti italiani
erano abituati a vedersi addebitare
sul proprio conto corrente (i 34,20
Euro annui che mensilmente o trimestralmente le banche prelevavano
dal conto).
L’imposta di Bollo, dai soli conti correnti, è stata estesa a quasi tutte le cd.
attività finanziarie (Fondi Comuni,
Gestioni Patrimoniali, Polizze, etc.)
e si applica sul valore dell’attività, in
misura dell’0,15% - in pratica: Euro
150 ogni € 100.000 di fondi, gestioni, polizze o giacenze su conti.
Oggi l’Italia ha il Debito Pubblico più
alto di sempre (circa 2mila miliardi di
Euro), versa in una recessione economica da oltre 2 anni e le prospettive
future non sembrano essere le più incoraggianti. A tal proposito, una notizia che è passata “quasi” inosservata,
ma che dovrebbe far riflettere è quella
che risale al dicembre 2012 anche
se l’attuazione della norma è partita
dal 1°gennaio 2013 e si tratta dell’introduzione delle clausole collettive
(CACs) nei titoli di Stato.
Il comunicato stampa del Ministero
dell’Economia - datato 17 dicembre
2012 - riporta che a partire dal nuovo
anno “le nuove emissioni di titoli di
Stato aventi scadenza superiore ad un
anno saranno soggette alle clausole di
azione collettiva”.
Cosa sono le CACs? Previste nel
Trattato sul Meccanismo Europeo di
Stabilità (ESM), ratificato anche dall’italia, sono delle clausole vessatorie e
regolano la possibilità, per uno Stato
che versa in una condizione di crisi
del debito sovrano (come ad esempio
è avvenuto in Grecia), di ricontrattare
interessi, scadenze e di proporre agli
investitori lo scambio con obbligazioni di diversa tipologia
Secondo questo accordo previsto
dall’ESM, il mercato dei titoli di Stato
dei BOT e BTP non sarà più garantito
dallo Stato stesso, in quanto con le
CACs si potranno rinegoziare accordi
precedentemente presi e rinegoziare
la propria esposizione debitoria con
gli investitori.
Ritornando al prelievo forzoso, se è
vero che non è possibile sapere se ci
sarà, né tantomeno indicare quali
saranno le modalità, tuttavia, sulla
scorta dell’esperienza maturata, i
correntisti possono adottare alcune
contromisure. Scegliere, ad esempio, prodotti di investimento depositati presso banche estere e che non
detengano liquidità su conti correnti
domiciliati presso la banche italiane.
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