100% Fitness Mag - Anno VII Febbraio 2013 | Page 54

100% FITNESS MAGAZINE FILOSOFIA La magia della parola ovvero la parola che salva e la parola che uccide I n principio era la parola”. E’ il noto incipit del Prologo del Vangelo di Giovanni. Esso sta a indicare il potere creativo della parola nonché la sua rilevanza nella storia dell’umanità sin dalle sue origini. La parola, che i greci chiamavano “logos” e i latini “verbum”, è il segno distintivo dell’uomo, rispetto alle altre spcie animali, manifestazione del pensiero. Anzi, Parmenide, filosofo di Elea (nel vicino Cilento che partorì una delle menti più lucide di tutti i tempi) anticipatore di Platone e di tutta la metafisica occidentale, compresa quella cristiana, riteneva che vi fosse una perfetta continuità e sincronia tra Essere (ciò che le religioni chiamano solitamente Principio Primo o Dio), pensiero e parola. Nel senso che la parola corretta non può esprimere altro che ciò che la retta ragione riesce a pensare, cioè l’Essere che è. La sintesi sarebbe la seguente: il pensiero riflette l’Essere essendo della stessa natura, mentre il linguaggio lo esprime. Essere, pensiero e parola costituiscono la Verità. Se le cose stessero sempre in questi termini, il mondo sarebbe un paradiso e non la babele che conosciamo dove i linguaggi si diversificano, si accavallano, si contrappongono, si contraddicono, o dove le parole di ieri vengono cancellate, giudicate false dagli stessi che le hanno proferite, mentre si rivendica la verità di quelle giunte alla bocca pochi istanti prima. Ciascuno di noi è aggomitolato in questo farsi e disfarsi delle parole che si potrebbe chiamare, con un’accezione negativa rispetto alle finalita del Futurismo, “parole in libertà”. In libertà dal cervello, dall’anima, dai sentimenti, staccate da essi, proferite tanto per parlare, laddove sarebbe auspicabile attendere un attimo prima di esprimersi o addirittura il silenzio, quello che nutre, alimenta e ricostruisce il rapporto con il pensiero. Il silenzio dei mistici, che non è necessariamente legato a una religione, ma riguarda tutti coloro che vogliono ridare un senso alla alla parola e alla verità, intesa socraticamente come “ricerca incessante della verità”. Basta affacciarsi in questi giorni su un qualsiasi canale televisivo. Quello che sorprende è la sfacciataggine con cui certi politici di lungo corso riescano a smentire, non quello che hanno dichiarato ieri o l’altro ieri, ma affermazioni che costellano gli anni della loro presenza in politica. Inoltre, le parole, oltre a quelle false e senza senso che non nascono né dal cervello né dal cuore, hanno una potenza sulfurea e luciferina. Sono le parole astiose, sprezzanti, torbide, bugiarde, persecutorie, intolleranti, violente, scellerate, distruttive, volte, consapevolmente Domenico Casa Consulente filosofico Cell. 3393318463 Domenico.Casa2@tin.It o inconsapevolmente, al male e a fare del male, intrise della cattiveria che ci portiamo dentro quando non siamo stati in grado di “curare” l’anima, rimasta per lo più legata agli istinti più bassi, prigioniera nella “caverna” direbbe Platone. Parole killer, sostitutive dei fucili e delle baionette. Ma, nell’epoca in cui stiamo vivendo da un bel po’ e che nel buddismo viene chiamata di “Mappo” o dell’ultimo giorno della Legge, dove prevalgono i tre veleni (si legge ancora nel buddismo) di avidità, collera e stupidità, è sicuramente difficile arrestare il male dilagante, di cui il linguaggio è spia o espressione, se non si giunge alla consapevolezza che ognuno è responsabile di quel che vive e dice, e non il padre, la madre, la scuola, la società, il mondo. Certo tutto è interconnesso. Ma per purificare l’espressione e la realtà ad essa sottostante, è necessario che ciascuno cominci da sé, interrompendo la catena e invertendo il corso della melma. Probabilmente gli uomini non hanno mai avuto linguaggi puliti. Ne è testimonianza la storia che mostra la capacità che essi hanno avuto nella produzione di cattiveria. Ai giorni nostri basta mettersi in macchina o su un motorino che sembrano fatti apposta per scatenare la bestia che è in noi Una catena ininterrotta di arroganza, di violenze, di gestacci e di cattive parole. Tutto questo è inevitabile? Il fatto che accanto, quasi confuso con esso, vi sia un mondo costruttivo, più pacifico e il cui linguaggio è volto alla comprensione e alla benevolenza, è un sicuro veicolo di speranza. Sant’Agostino diceva: “Si prendono più mosche con una goccia di miele che con una botte di aceto”. Parlava di gentilezza. 54