100% Fitness Mag - Anno VII Dicembre 2013 | Página 84
#FILOSOFIA
Il favoloso
mondo di Eros
Domenico Casa
Consulente filosofico
Cell. 339.3318463
E-Mail: Domenico.Casa2@tin.it
Si sa che Sigmund Freud era
affascinato dal mondo grecoromano. A parte i suoi viaggi alla
scoperta di resti archeologici
(era letteralmente innamorato di
Pompei), si nutriva soprattutto
di miti greci. Era convinto
che lo studio di essi rendeva
possibile entrare in quel mondo
semisepolto per ritrovare
le tracce del passato. Quel
passato che, solo rimosso e mai
dissolto, ritorna nella nostra vita
quotidianamente, nonostante
tutte le energie spese, da molti
autori cristiani per distruggerlo
definitivamente. Quel mondo
coincide, tuttavia, con la nostra
natura profonda. Ed è bastato
che Freud sollevasse il coperchio
dove, come in un vaso di
Pandora, erano stati rinchiusi tutti
i venti e le passioni dell'anima,
da San Paolo in poi ritenuti
peccaminosi, (“sento una voce
nella mia carne che è contraria
alla voce dello spirito”, da cui
si è generata quella ipocrisia o
doppiezza tipica di molti orizzonti
comportamentali), che quei venti
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100%fitnessmag • dicembre 2013
e quelle passioni hanno ripreso a
scuotere il mondo interiore. Eros
non è esterno alla vita ma è la vita
stessa. Infatti per Freud riguarda
tutto ciò che unisce, fa gioire,
reca felicità, al contrario del suo
opposto, Thanatos, che si nutre
di affezioni negative, quali l'odio,
il rancore, l'invidia, la rabbia e,
nei casi estremi, la violenza. Ma,
a differenza del nostro mondo
culturale, in cui Eros, almeno
apparentemente, è “presente
solo per consentire che l'unione
raggiunga il suo scopo, vale
a dire la procreazione di figli
legittimi”, scrive Eva Cantarella
nel suo saggio “L'amore è un
Dio” (Feltrinelli 2007), “l'amore
in Grecia, l'amour passion,
veniva sperimentato in rapporti
diversi”. Eros, infatti non
conosce regole. Egli, continua
la Cantarella “faceva nascere
l'amore , indifferentemente,
fra esseri mortali, dèi, eroi,
figure semiumane, animali,
uomini, donne...persino i fiumi
si innamoravano, o le sorgenti”.
Non esisteva momento della vita
in cui Eros non fosse presente
per offrir e all'esistenza un
po' della gioia e della magia
dell'amore. Da allora le cose
sono cambiate generando buona
parte delle forme di nevrosi e di
infelicità legate alla repressione
di un sentimento fondamentale
che vive sull'espansione e sul
bisogno di esprimersi comunque.
L'Eros o “l'amore - come scrive
Umberto Galimberti, in Le Cose
Dell'Amore, Feltrinelli 2004 – è
faccenda dell'anima”. Ma, su
esso sono state calate cortine
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di nebbia, foschie, quando
non si è trattato di coltri. Si è
incatenato ciò che, per sua
natura, è estremamente libero e
anarchico, come successe per
Ares e Afrodite, sorpresi a tradire
nel letto dall'oscuro Efesto. Questi
costruì “una rete sottile come la
tela di un ragno, invisibile ma
robustissima, la stese intorno al
talamo: chiunque vi fosse entrato
sarebbe stato imprigionato.” (Eva
Cantarella).
Ed è accaduto, allora, che esso
ha escogitato tutte le varie forme
di clandestinità oppure ha trovato
il suo rifugio privilegiato tra “gli
artisti e i poeti che, per creare,
attingono al caos primitivo, dove
non c'è regola, non c'è legge,
non c'è riconoscimento della
differenza, ma restaurazione
simbolica di quell'indifferenziato
che precedeva la creazione, e
a cui forse bisogna attingere
perché prenda vita un nuovo
genere di realtà, al di là di
quella esistente che più non
affascina e non richiama amore.”
(Umberto Galimberti). Ma,
per farlo uscire dai luoghi non
propri, è necessario liberarsi dal
conformismo indotto. “Più l'EROS
è appagato, più si potrà aspirare
a essere felici e sereni in ogni
momento della quotidianità. Ciò
tuttavia contrasta, ancora oggi,
con una visione della vita intesa
come sacrificio, come valle di
lacrime, come terreno dolente,
utile per meritarsi l'aldilà.” (Paolo
Crepet: Sull'amore. Einaudi Stile
Libero, 2006).