100% Fitness Mag - Anno VII Dicembre 2013 | Page 58
#PSICOPEDAGOGISTA
PEDIATRA
questo il pericolo maggiore in
cui può incorrere una coppia:
entrando in simbiosi con l’altro,
azzeriamo progressivamente la
nostra identità, fino a perdere
la percezione dei nostri bisogni
profondi. Questo stile relazionale
inibisce lo sviluppo autonomo
dei membri della coppia tant’è
che, quando uno dei due, com’è
naturale che avvenga, sente il
desiderio di emanciparsi dall’altro,
il legame spesso si rompe senza
possibilità di riconciliazione.
LE FRASI A RISCHIO
♦ Ordina tu per me, tanto conosci
i miei gusti
♦ Facevamo meglio a stare da
soli
♦ Vedi, è inutile, gli altri non ci
capiscono!
♦ Aspettami, sai che mi piace
fare tutto con te
tragitto tra noi e una decisione
da prendere e ci dà l’illusione di
semplificare la vita. Per questa
strada finiamo per ragionare
sempre più allo stesso modo, e
quando diciamo ogni giorno, nella
stessa sequenza, le stesse cose,
condanniamo la vita di coppia
a cristallizzarsi in una forma
statica, quella che se da un lato ci
rassicura, facendoci dire ‘è tutto
a posto’, dall’altro, nei momenti
di lucidità, ci fa percepire con
terrore che ‘non cambia mai
niente’.
LE FRASI A RISCHIO
♦ Vai piano, non affaticarti,
copriti…
♦ Meglio quel ristorante, così non
avremo sorprese!
♦ Faccio questo, così mi porto
avanti
♦ Com’è andata in ufficio?
Le parole della
dipendenza affettiva
Le parole delle
aspettative
In un regime di dipendenza il
partner è la stampella alla quale
ci appoggiamo, la spalla su cui
piangiamo, senza la quale ci
sentiamo persone ‘a metà’. La
dipendenza può essere reciproca,
situazione che si verifica spesso
all’inizio di una relazione o dopo
molti anni di convivenza; oppure
può riguardare soprattutto
uno dei due, quello che senza
l’altro non fa un passo. In ogni
caso è uno stato che genera
ansia; l’eventualità di perdere il
partner viene vissuta con grande
angoscia, perché fa affiorare
tutte le paure e il senso di
inadeguatezza che la dipendenza
nasconde.
LE FRASI A RISCHIO
♦ Prima devo sentire mio marito/
moglie
♦ Da sola? Non ci penso
neanche!
♦ Se non ci sei tu non mi diverto
L’idea portante che giustifica
l’aspettativa è che nella coppia
debba vigere una sorta di equa
distribuzione degli oneri, secondo
la quale se oggi è toccato a
me, domani, di dovere, spetta
a te. Il problema nasce dalle
interpretazioni soggettive che
ciascuno dà al proprio operato:
azioni che per l’uno rivestono
un grande valore, possono
non essere riconosciute tali dal
partner, che le valuta secondo
altri parametri. Di qui il senso di
ingiustizia e la delusione sofferti
dall’uno e l’insofferenza dell’altro
che si sente ‘obbligato a’.
‘Adesso voglio vedere cosa fai
tu’. Il linguaggio dell’aspettativa
assume spesso un tono
polemico, quasi di sfida. Il
giudizio è in costante agguato.
Chi si sente in diritto di aspettarsi
qualcosa…aspetta realmente che
l’altro si muova ed agisca.
LE FRASI A RISCHIO
♦ Speravo proprio che stavolta ci
arrivassi da solo!
♦ Almeno un grazie per quello
che ho fatto!
Le parole delle abitudini
La comodità: è questa la chiave
dell’abitudine. L’abitudine è
comoda perché accorcia il
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100%fitnessmag • dicembre 2013
♦ Mi sembra il minimo!
♦ Questo me lo dovevi proprio!
Le parole
dell’insoddisfazione
E’ taciturno e introverso? Lo
vorresti compagnone e brillante.
E’ seria e fidata? Meglio allegra
e imprevedibile. E tutta la nostra
attenzione si focalizza lì, su quei
comportamenti ‘sbagliati’, senza
poter cogliere sfumature piacevoli
e cambiamenti di altro genere,
anche se significativi. La sindrome
dell’’io ti cambierò’ colpisce
indistintamente uomini e donne,
con l’aggravante, soprattutto per
il sesso femminile, di associarsi
spesso all’’io ti salverò’, ovvero al
tentativo di ricondurre il partner
su quella che riteniamo essere
la giusta via per lui. Di fatto,
voler cambiare l’altro nasce dal
desiderio forte di pilotarlo, di
fargli fare ciò che vorremmo noi,
di vederlo finalmente inserito in
quel modello in cui l’abbiamo
idealmente collocato. E lo sforzo
di riuscire nell’intento finisce
a volte per prosciugare la
nostra energia vitale e vederci
comunque sconfitti.
Nella comunicazione imperversa
il consiglio: lui assume il tono
paternalistico del Pigmalione, lei
quello saputo della maestrina.
Ogni pretesto è buono per dare
indicazioni al partner su come
cambiare: dall’abbigliamento,
al comportamento, al modo di
muoversi. Si applaude quando
l’altro esegue, si brontola
quando l’altro si ribella. ‘Non ti
offendere, la mia è una critica
costruttiva!’ Tale critica è l’alibi
che autorizza ad aver sempre
da ridire sul modo di essere e di
agire dell’altro. Il suo obiettivo?
Il calo dell’autostima del partner
che, pressato dalle continue
sollecitazioni, si spera si arrenda.