100% Fitness Mag - Anno VII Dicembre 2013 | Page 48
#OSTETRICA
rimarrà in lui per sempre. Il bonding può comunque
avvenire in qualsiasi momento della vita. Non è mai
troppo tardi per creare un legame.
Elementi attraverso cui si crea
un legame
Nei primi 60-90 minuti dopo la nascita, il bambino
si trova nello stato di veglia tranquilla nel quale può
aprire gli occhi, guardare e conoscere i genitori,
ascoltare la loro voce, sentirsi rassicurato da
quell’abbraccio che simula quello dell’utero.
Guardarsi favorisce il bonding, perchè gli occhi sono
un mezzo di comunicazione molto efficace.
La natura ha fatto sì che i cuccioli d’uomo alla nascita
riescano a vedere ad una distanza di circa 18-30 cm,
corrispondente alla distanza che si stabilisce quando
il bimbo è tra le braccia della mamma o del papà.
Inoltre il neonato alla nascita è capace di distinguere
i contrasti, come quello che c’è tra l’iride e la sclera
degli occhi dei genitori oppure tra la pelle del seno e
dei capezzoli della mamma.
Così il piccolo è come rapito dagli occhi dei suoi
genitori e quest’ultimi, catturati dallo sguardo del loro
bambino, se ne innamorano.
Se il papà è presente durante questo “periodo
sensibile”, la donna può ra ggiungere con gli occhi
anche lui e ri-innamorarsi del suo partner, fortificando
il loro rapporto di coppia.
Un elemento fondamentale che contribuisce a
creare un legame profondo con il proprio bambino
è il contatto. Per questo, ad esempio, è importante
che il bambino, appena nasce, venga adagiato
sull’addome materno. Il contatto tra genitori e figli
dona a quest’ultimi sicurezza, fiducia e affetto. Una
volta adagiato il neonato sull’addome materno subito
dopo la nascita, il piccolo sarà in grado di cercare
da solo il seno della madre. Questo fenomeno viene
chiamato in inglese “breast-crawl”. L’allattamento,
oltre che nutrimento, è un’ulteriore forma di contatto
che rassicura il neonato e rafforza il legame.
Anche l’udito contribuisce a questo processo. Il
feto in utero può sentire la voce dei suoi genitori e
quando nasce può riconoscerla.
Oltre alla voce il neonato riconosce l’odore della
propria madre, uguale a quello del liquido amniotico
che sentiva nell’utero materno. Così anche i genitori
possono riconoscere l’odore del proprio bambino. Si
consiglia alle mamme e ai papà di non usare profumi
o deodoranti profumati dopo il parto, perché oltre
ad essere fastidiosi per il bambino, impediscono al
piccolo di riconoscere il loro odore.
Il bonding richiede comunicazione per poter avvenire.
Si comunica con gli occhi, con la voce, con il tatto e il
neonato comunica anche con il pianto.
Il pianto favorisce il processo del bonding perché fa
sì che i genitori possano comprendere i bisogni del
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loro bambino, stimola l’accudimento e nella donna
anche l’allattamento. Infatti quando la mamma sente
il suo neonato piangere, i suoi livelli di ossitocina
aumentano e quindi viene favorita la fuoriuscita del
latte. Si comunica anche col sorriso, che contagia
il bambino e che così lo ripropone ai genitori.
Quest’ultimi sono soddisfatti di vedere il loro piccolo
sorridere. Mentre nel terzo trimestre di gravidanza il
feto diventa indipendente dai ritmi materni, dopo la
nascita il bambino “si ri-sincronizza” con la madre
e viceversa. Questa sincronia tra madre e figlio
favorisce il legame tra di loro.
Il neonato imita i genitori, apprende e stampa dentro
di se’ ciò che impara, le esperienze significative.
Queste esperienze sono quindi delle impronte nel
neonato, è così che questo processo prende il nome
di “imprinting”.
Per favorire il bonding, quindi, è importante lasciare il
neonato con i genitori nella loro intimità subito dopo
il parto, una volta asciugato con un telino tiepido
ed essendosi assicurati che sta bene. Qualsiasi
altra manovra può essere fatta dopo il “periodo
sensibile”. Prima bisogna dare spazio a questo
legame importante.
Il bonding dipende da diverse variabili: l’ambiente, le
caratteristiche dei genitori, il tipo di parto, lo stato di
salute della mamma o del bambino, ecc.
Ciò che potrebbe ostacolare questo processo, ad
esempio, è lo stato emotivo della madre, il suo stato
psicosociale, aver subito delle violenze oppure
allontanare subito il neonato dai genitori, promuovere
l’allattamento artificiale piuttosto che l’allattamento
al seno o l’aver avuto un parto difficile. A volte la
situazione è difficile, ma altre volte basta stare attenti
alle piccole cose per far si che si possa verificare
un’esperienza così importante per la nuova famiglia.