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PSICOPEDAGOGISTA
Addio alla dipendenza
psicologica
Dottoressa
Bianca Pane
Laureata in Filosofia e Psicopedagogia presso l’Università
di Napoli Federico II, specializzata in Gestalt Counseling
Bioenergetica e Terapie Olistiche - Cell. 393.9315564
N
ell’articolo precedente ci
siamo affacciati al panorama dell’indipendenza
psicologica soffermandoci soprattutto sui particolari tranelli,
spesso inconsapevoli, che ritroviamo
nei rapporti familiari, nella relazione
genitori-figli, nella coppia e in tutte le
relazioni dove la dipendenza ci impedisce di scegliere, di essere spontanei ed assertivi e dunque, essere
noi stessi. Questa volta useremo una
lente di ingrandimento…per osservare più da vicino le caratteristiche
concrete della dipendenza nei vari
tipi di relazioni e alcuni comuni
modi di comportarsi improntati
alla dipendenza o che la favoriscono. Chissà... magari riflettendoci…
potremmo scoprire qualcosa di noi...
Non sentirsi capaci di lasciare il nido,
oppure lasciarlo ma con malumori da
entrambe le parti.
Sentirsi in dovere od obbligati a fare
visite, telefonare, intrattenere conversazioni, fare da autista, e simili.
Chiedere al partner permessi di ogni
sorta, compresi quelli di aprire bocca,
fare una spesa o adoperare l’automobile.
Subire invasioni nella sfera privata.
Frugano nei tuoi cassetti, sfogliano
il tuo diario, controllano il cellulare..
Pronunciare frasi come “Non riuscirei mai a dirgli ciò che provo. Non gli
piacerebbe”.
Cadere nella depressione e nell’inazione dopo la morte della persona amata.
Sentirsi legato mani e piedi a un determinato lavoro e non prendere mai
l’iniziativa di cimentarsi in un altro.
Maturare delle attese circa come
dev’essere un coniuge, un genitore
o un figlio.
Sentirsi in imbarazzo per il comportamento di un figlio, del coniuge o
di un genitore, come se se ne fosse
personalmente responsabili.
Passare l’intera vita a fare il tirocinio,
rispetto a un impiego o una professione. Non uscire mai da questa fase
per entrare in quella della fiducia in
se stessi.
Sentirsi offesi da ciò che altri dicono,
provano, pensano, fanno.
Essere contenti o soddisfatti soltanto
se anche il partner lo è.
Prendere ordini.
Permettere che altri decidano per noi.
Chiedere sempre consiglio prima di
decidere.
Non fare una data cosa in presenza
di un genitore o di altra persona dominante, perché non approverebbe.
Non fumare, non bere, non arrabbiarsi, non mangiare un gelato ricoperto
di caramello e cioccolato, o che so
io, perché il tuo ruolo è quello della
persona sottomessa.
Vivere di rinunce se è morta la persona amata o si ammala gravemente.
Misurare le parole quando si parla di
una persona dominante, e per giunta
lì presente, perché non si irriti.
Costantemente mentire sul proprio
operato o comportamento, o anche
soltanto dover distorcere la verità,
perché ‘loro’ non si arrabbino con te.
LE RICOMPENSE
PSICOLOGICHE
DELLA DIPENDENZA
Le ragioni per continuare a tenere
questo comportamento frustrante
non sono molto complicate. Forse
le conosci… ma sai anche quanto
sono distruttive?
La dipendenza può sembrare
innocua, ma è nemica di ogni
felicità e soddisfazione.
Vediamo di seguito quali sono i
vantaggi più comuni che si traggono dal mantenersi in uno stato di
dipendenza:
• La dipendenza può tenerti sotto
l’altrui custodia protettiva, con
l’infantile beneficio di non essere
responsabile del tuo comportamento.
• Restando dipendente puoi dare la
colpa ag+li altri dei tuoi difetti.
• Se dipendi da altri, non devi sobbarcarti la fatica e i rischi di cambiare. Altri, al tuo posto, si assumeranno la responsabilità e, contando
su di loro, ti senti al sicuro.
• Puoi compiacerti con te stesso
perché sei compiacente con gli
altri. Hai appreso da bambino che
il modo di essere buono è di far
piacere alla mamma; ora, sono
molte le simboliche ‘madri’ che ti
manipolano.
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