100% Fitness Mag - Anno VII Agosto 2013 | Seite 60

60 Nino Aversa 100% FITNESS MAGAZINE TREKKING IN PENISOLA Guida escursionistica ninoaversa@alice.it Facebook: NINO AVERSA Tel. 334.1161642 MONTE FAITO la vetta della Penisola Sorrentina I l monte Faito è la più alta montagna presente sul territorio compreso tra la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana. Dalla sua cima più alta, posta a 1445 metri slm, si possono ammirare i più bei panorami sulle due costiere fino a scrutare il resto della catena dei monti Lattari di cui fà parte. La prima curiosità è che il nome Faito deriva dall’estesa faggeta che ne ricopre la cima e gran parte della superficie. Anticamente il suo nome era Monte Auro (o Gauro), parola che significa Monte, e dal quale derivano i nomi dati alla Madonne di S.Maria del Toro (del monte Auro – Tauro - Toro) e S.Maria del Lauro (da S.Maria dell’Auro). In seguito cambiò il nome in Monte S.Angelo ed anche qui ricordiamo una curiosità legata al piccolo monte presente in Penisola Sorrentina, Piccolo S.Angelo (e non Picco S.Angelo) che si contrapponeva al Grande S.Angelo che era proprio l’attuale Monte Faito. Su questa montagna, oltre alla faggeta, sono presenti altri tipi di alberi piantati con un progetto ben preciso per le esigenze commerciali dell’uomo. Infatti le varietà vanno dal castagno ceduo, tagliato ogni 20 anni per la raccolta dei pali da utilizzare per i pergolati, al castagno da frutto per il commercio, agli alberi di pino e quercia che risalgono all’epoca Borbonica, usati per la costruzione delle navi a vela nei cantieri di Castellammare. Il monte Faito, un tempo ricadente nel territorio del ducato di Sorrento, è stato sempre protagonista della vita dei paesi posti alle sue pendici. Un altro tipo di commercio che si faceva su questo monte, sconosciuto e di aspetto meraviglioso, era l’industria della neve. Sulla cima del monte, per molti mesi dell’anno, è sempre nevicato (anche se nel passato ciò era più frequente dato le temperature terrestri più basse). L’ingegno e l’esi- genza di poter usare la neve per conservare o raffreddare i cibi fece nascere un fiorente commercio detto appunto “industria della neve”. Questo commercio era presente già all’epoca dei Romani e fu una delle qualità del territorio, insieme alle limpide acque del fiume Sarno, a permettere la colonizzazione della Campania Felix ai piedi del Vesuvio. Per riuscire a conservarla per più mesi veniva conservata in ampie fosse ancora presenti e riconoscibili sul territorio. Queste enormi fosse venivano riempite di neve fino al bordo e, tutt’intorno, venivano lasciati gli alberi più grandi che dovevano ombreggiare e tenere fresco il posto anche quando la temperatura cominciava ad aumentare. Ed è proprio dalla presenza dei Grandi faggi, disposti a cerchio lungo i bordi di ampie fosse, che si possono riconoscere i luoghi dove esistevano queste strutture. La neve veniva poi trasportata a valle dopo quattro ore di cammino con asini o, più velocemente, utilizzando i “Paluorci”, un sistema di rudimentale funivia e delle quali restano i ruderi delle strutture portanti. Un’altra traccia di questo commercio la ritroviamo, specialmente sui versanti di Vico Equense e Castellammare, nelle chiese della Madonna della Neve presenti lungo le direttrici usate per trasportare la neve dalla cima del monte a valle per poi imbarcarla per Napoli dove c’era una condizione di ricchezza e di richiesta maggiore. Resta nella saggezza popolare un detto antico che recita “Te piace ‘o vino ca’ neve”. Questo proviene proprio dall’uso della neve per rinfrescare le bevande delle persone piu’ ricche. (un completo approfondimento dell’argomento e’ stato pubblicato sul libro dello scrittore – escursionista Gaspare ADINOLFI - “’E VVIE SULITARIE” presente in tutte le librerie locali). Come abbiamo visto il monte Faito è ricco di storia an-