100% Fitness Mag - Anno VII Agosto 2013 | Seite 60
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Nino Aversa
100% FITNESS MAGAZINE
TREKKING IN PENISOLA
Guida escursionistica
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MONTE FAITO
la vetta della Penisola Sorrentina
I
l monte Faito è la più alta montagna presente sul territorio compreso tra la Penisola Sorrentina e la Costiera
Amalfitana. Dalla sua cima più alta, posta a 1445 metri
slm, si possono ammirare i più bei panorami sulle due
costiere fino a scrutare il resto della catena dei monti Lattari
di cui fà parte. La prima curiosità è che il nome Faito deriva
dall’estesa faggeta che ne ricopre la cima e gran parte della
superficie. Anticamente il suo nome era Monte Auro (o
Gauro), parola che significa Monte, e dal quale derivano
i nomi dati alla Madonne di S.Maria del Toro (del monte Auro – Tauro - Toro) e S.Maria del Lauro (da S.Maria
dell’Auro). In seguito cambiò il nome in Monte S.Angelo ed
anche qui ricordiamo una curiosità legata al piccolo monte
presente in Penisola Sorrentina, Piccolo S.Angelo (e non
Picco S.Angelo) che si contrapponeva al Grande S.Angelo
che era proprio l’attuale Monte Faito.
Su questa montagna, oltre alla faggeta, sono presenti altri
tipi di alberi piantati con un progetto ben preciso per le
esigenze commerciali dell’uomo. Infatti le varietà vanno
dal castagno ceduo, tagliato ogni 20 anni per la raccolta
dei pali da utilizzare per i pergolati, al castagno da frutto
per il commercio, agli alberi di pino e quercia che risalgono
all’epoca Borbonica, usati per la costruzione delle navi a
vela nei cantieri di Castellammare.
Il monte Faito, un tempo ricadente nel territorio del ducato
di Sorrento, è stato sempre protagonista della vita dei paesi
posti alle sue pendici.
Un altro tipo di commercio che si faceva su questo monte,
sconosciuto e di aspetto meraviglioso, era l’industria della
neve. Sulla cima del monte, per molti mesi dell’anno, è
sempre nevicato (anche se nel passato ciò era più frequente
dato le temperature terrestri più basse). L’ingegno e l’esi-
genza di poter usare la neve per conservare o raffreddare
i cibi fece nascere un fiorente commercio detto appunto
“industria della neve”. Questo commercio era presente già
all’epoca dei Romani e fu una delle qualità del territorio,
insieme alle limpide acque del fiume Sarno, a permettere
la colonizzazione della Campania Felix ai piedi del Vesuvio.
Per riuscire a conservarla per più mesi veniva conservata
in ampie fosse ancora presenti e riconoscibili sul territorio. Queste enormi fosse venivano riempite di neve fino al
bordo e, tutt’intorno, venivano lasciati gli alberi più grandi
che dovevano ombreggiare e tenere fresco il posto anche
quando la temperatura cominciava ad aumentare. Ed è
proprio dalla presenza dei Grandi faggi, disposti a cerchio
lungo i bordi di ampie fosse, che si possono riconoscere i
luoghi dove esistevano queste strutture. La neve veniva poi
trasportata a valle dopo quattro ore di cammino con asini
o, più velocemente, utilizzando i “Paluorci”, un sistema
di rudimentale funivia e delle quali restano i ruderi delle
strutture portanti.
Un’altra traccia di questo commercio la ritroviamo, specialmente sui versanti di Vico Equense e Castellammare, nelle
chiese della Madonna della Neve presenti lungo le direttrici
usate per trasportare la neve dalla cima del monte a valle
per poi imbarcarla per Napoli dove c’era una condizione
di ricchezza e di richiesta maggiore. Resta nella saggezza
popolare un detto antico che recita “Te piace ‘o vino ca’
neve”. Questo proviene proprio dall’uso della neve per
rinfrescare le bevande delle persone piu’ ricche. (un completo approfondimento dell’argomento e’ stato pubblicato
sul libro dello scrittore – escursionista Gaspare ADINOLFI
- “’E VVIE SULITARIE” presente in tutte le librerie locali).
Come abbiamo visto il monte Faito è ricco di storia an-