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IL RISPARMIO DELLE
FAMIGLIE ITALIANE:
COME CAMBIA?
Dr. Mario De Simone
Cell. 3385458815
Mail: mariodesimone@libero.it
L
o studio basato su un sondaggio
effettuato tra gennaio e febbraio,
evidenzia anche quali sono, oggi,
le motivazioni al risparmio:
Secondo la ricerca, le motivazioni ereditarie o di trasferimento di parte delle
ricchezze ai figli sono tra le principali: il
19,5% risparmia per aiutarli, pagar loro
gli studi o lasciare un’eredità. La motivazione “integrare la pensione” si conferma,
invece, in lenta crescita (12,8% nel 2012
mentre era il 9,3% nel 2005). Nonostante il 43,1% degli italiani si aspetta una
pensione pari o inferiore a 1.000 euro,
la quota di sottoscrittori di un fondo pensione, è ancora solo del 10,5%. Il tasso
di adesione è maggiore della media fra i
percettori di un reddito mensile superiore
a 2.500 euro (19,6%).
Un altro aspetto fondamentale che emerge è “cosa chiedono i risparmiatori
al proprio interlocutore finanziario”.
La parola d’ordine che guida gli investitori
è: sicurezza.
Quasi la metà (47,3%) del campione
dichiara che investire è diventato più
difficile rispetto all’anno precedente, poiché oggi è impresa ardua comprendere il
rischio legato ai diversi investimenti. Per
il 16% degli investitori il rendimento è
ancora l’obiettivo più importante, mentre, la liquidità (intesa come la possibilità
di “liquidare” il proprio investimento in
breve tempo e “senza perdite in conto capitale”) è l’esigenza primaria per un altro
16% degli intervistati. Molto meno richiesto dagli investitori italiani è l’obiettivo di
crescita del capitale a medio-lungo
Risparmio sempre più assottigliato. Secondo
l’indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie
degli italiani 2012 realizzata dal Centro Einaudi è
calata la quota delle famiglie italiane che riescono
a risparmiare, dal 47,2% del 2011 al 38,7% del
2012, in discesa quindi, di circa l’8%.
termine (7%), sia perché subordinato agli
obiettivi prudenziali, sia perché, nel passato recente, le promesse degli investimenti
di lungo termine non sono state sempre
mantenute. Ulteriore conferma del timore di “sbagliare l’investimento” è anche
la percentuale di patrimonio finanziario
tenuta “liquida” sul conto corrente. Oggi,
coloro che lasciano l’intero patrimonio sul
conto corrente, rappresentano il 15% dei
risparmiatori italiani;
Per gli italiani che investono i loro risparmi, quali sono gli strumenti finanziari
preferiti?
Come c’era da aspettarsi, il 21,7% degli
intervistati ha dichiarato di essere un possessore di obbligazioni, che si confermano il principale impiego finanziario degli
italiani (in calo tuttavia, la quota era del
24,6% nel 2011); rispetto al passato, però,
cambia l’atteggiamento nei confronti dei
“bond”: scendono, infatti, dal 23,7 al
17,8% coloro che giudicano le obbligazioni un investimento sicuro.
La sorpresa, invece, si trova sul fronte
azionario. Gli investitori in azioni negli
ultimi cinque anni sono il 12,5% del campione (valore identico al 2011).
Tra i possessori di fondi comuni il 18,3%
è un nuovo sottoscrittore e tra le ragioni
indicate prevalgono quelle di affidare i
propri risparmi a esperti e ridurre i rischi
degli investimenti.
Il perdurare della crisi finanziaria e le ricorrenti ondate di timore che scuotono i
mercati finanziari i determinate dai dubbi
sulla sostenibilità dei debiti sovrani dei cd.
“Paesi Periferici” del sistema Euro (Gre-
cia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Italia)
negli ultimi tempi hanno messo a dura
prova i nervi degli investitori.
Si è messo in discussione ciò che solamente qualche anno fa sembrava assodato: la definizione di “investimento a
rischio zero” per i Titoli di Stato Italiani.
La conseguenza è che ora si guarda con
apprensione a tutti: banche, imprese,
interi Paesi, che presentano esposizioni
debitorie elevate, come soggetti “fallibili”.