100% Fitness Mag - Anno V Settembre 2011 | Page 26
100% FITNESS MAGAZINE
poco a pensare e a parlare.
Per madre serena e rilassata intendo una donna che
lascia agire i propri istinti materni, tenendo sempre
presente che i bambini nascono uno diverso dall’altro
e il clima familiare che li accoglie è sempre differente
da figlio a figlio.
Essere serena e rilassata non è sempre facile, date le
molte preoccupazioni di questa prima fase. La madre si
chiederà:”Come potrò evitare le frustrazioni e i traumi
psichici? Quando potrò ritornare al lavoro? A chi lascerò
il bambino? All’asilo, ai nonni, alla baby-sitter? E, in questo caso,sarò in grado di sopportare il peso finanziario?”
Per quanto riguarda il distacco dal neonato, bisogna ricordare che dal terzo mese aumentano
rapidamente i riflessi condizionati: il piccolo comincia ad adattarsi facilmente ai ritmi dell’ambiente
e all’assenza della madre(qualora lavori fuori casa),
abituandosi così alle differenti fasi della sua giornata.
Quindi, dal terzo mese in poi, la madre potrà tornare a
lavorare con tranquillità.
Per quanto riguarda l’asilo nido, poi, è auspicabile che
esso sia moderno e organizzato secondo le tecniche
più specializzate, non solo nel campo fisiologico,ma
soprattutto in quello psicologico. Inoltre,un consiglio
importante è che, prima dei dodici-diciotto mesi, i genitori, ma soprattutto la madre, non lascino il bambino
per più di tre-quattro giorni di seguito, neppure ai nonni.
L’EDUCAZIONE DEL PICCOLO
Educare deriva da educere, cioè guidare senza soffocare:
affetto e rimprovero, insomma, hanno uguale importanza. Dunque l’alternanza di frustrazioni e gratificazioni è
fondamentale per la crescita armonica dei figli.
Tuttavia, qualunque sia l’atteggiamento educativo adottato, la madre non deve mai dire al bambino che
non gli vuole più bene; meglio la faccia arrabbiata
(mai truce), e il sottolineare l’errore, anziché
la minaccia di
privarlo del
proprio affetto, che
potrebbe
essere traumatica. L’ammonizione dovrà perciò essere
breve e il genitore non dovrà tenere a lungo il broncio.
Tutto questo appare naturale alle madri istintive che, in
fondo, scopriranno di averlo sempre saputo.
Molte donne, per mancanza di conoscenze, eccessivo attaccamento a tradizioni superate o, al
contrario, per troppo intellettualismo, possono
sbagliare, ostacolando, sminuendo o addirittura
bloccando il rapporto pedagogico che definiamo
‘compatibilità figlio-genitore’.
Alle madri che, ricominciando a lavorare dopo i primi
mesi di vita del bambino, si sentono in colpa per il loro
allontanamento, mi sento di ribadire di tranquillizzarsi: sono convinta che il tempo dedicato al lavoro non
danneggia il figlio purchè:
- Quando ritorna, abbracci e baci il neonato e sia tutta
per lui per almeno mezz’ora; non telefoni,non riordini
la casa e non mostri di avere altri pensieri;
- Segua personalmente le manipolazioni più o meno
giornaliere (bagno,capelli,unghie ecc.)
- Sia lei a somministrare al neonato, se possibile fino ai
due anni di vita, almeno due pasti al giorno
- Dopo i due anni di età, il figlio deve conoscere il posto
di lavoro della madre e, più tardi, anche quello del
padre; ciò aiuta a compensare il vuoto provocato dalla
lontananza fisica.
La madre che lavora può danneggiare solo se stessa perché, se non è convinta di quanto ho detto, vive sempre
sotto stress: pensa al figlio e ai bisogni della casa anche
durante il lavoro, ritorna a casa affannata, fa una spesa
arruffata e conges [ۘ]KH\