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LOGOPEDISTA
La disfasia
S.G. è un bellissimo bambino di 4 anni. Ha un
incarnato pallido, quasi porcellanato, occhi azzurri e tanti riccioli castani che gli arrivano quasi
alle spalle. Conosce e dice pochissime parole:
il suo repertorio lessicale è di circa 20 vocaboli
ed utilizza sovente lo stesso suono (“tatà”) per
esprimere ogni tipo di richiesta o esigenza. Se
non compreso, ricorre al pianto, all’indicazione,
oppure, più spesso, prende l’adulto per mano e
lo conduce fino all’oggetto desiderato.
La madre racconta uno sviluppo iniziale del linguaggio che definisce “normale” ed in epoca. In
maniera del tutto imprevedibile ed apparentemente immotivata, l’ampliamento del vocabolario del piccolo S. si è arrestato, forse addirittura
arretrato. S. è un bambino sano. Ogni tipo di
esame strumentale, compresi approfondimenti
di tipo genetico, ha dato esito negativo. È stato soltanto mediante l’esclusione di ogni altra
patologia (“diagnosi differenziale”) che è stato
possibile arrivare ad una definizione più precisa
del quadro: S. è disfasico.
Dottoressa
Mariarosaria
D’Esposito
Laureata in Logopedia presso
l’Università di Napoli Federico
II. Disponibile telefonicamente
Giovedì e Sabato dalle 09.00
alle 13.00 - Cell. 338.3191494
La disfasia è un grave disordine linguistico che determina, nel soggetto
portatore, un importante limite nella
comprensione ed espressione verbale.
Non esistono dati univoci in letteratura
circa l’incidenza; è tuttavia comprovata
una maggiore presenza in soggetti di sesso
maschile.
In relazione alla gravità del caso, il linguaggio può essere del tutto assente o
gravemente compromesso. A partire dai
4 anni, il bambino disfasico inizia a strutturare un vocabolario che rimane tuttavia
estremamente limitato a pochi vocaboli,
pronunciati quasi sempre in maniera incomprensibile.
Può comparire in epoca scola re la frase bitri termine; il piccolo impara a sintetizzare
in 2 o 3 parole l’intera frase. Le strutture
rimangono comunque rudimentali e
la comunicazione telegrafica.
Dall’analisi della frase del soggetto disfasico si evidenzierà, anche in epoca successiva, la presenza di errori grammaticali,
uno scorretto uso del verbo, difficoltà nella
flessione morfologica (genere e numero),
sia in eloquio sia in prove di ripetizione.
La stimolazione linguistica precoce consente, in molti casi, un potenziamento del
vocabolario e la riduzione del deficit di
pronuncia. Tuttavia, nella quasi totalità dei
casi, permangono:
- anomie: difficoltà a reperire la parola
specifica
- parafrasie ed errori semantici: sostituzione di un vocabolo con un altro
appartenente alla stessa categoria (“penna”, indicando una matita)
- circunlocuzioni: giri di parole per arrivare alla definizione dell’oggetto
- uso frequente di intercalari
(“mmm”, “cioè”)
- ricorso frequente a parole aspecifice (“cosa”)
- alterata pronuncia di suoni e vocaboli complessi.
Benché variabile da caso a caso, la prognosi rimane quindi sfavorevole. Sovente
si addizionano difficoltà attentive e mnemoniche.
La disfasia è, inoltre, sempre causa di
turbe secondarie associate, come il deficit
dell’apprendimento del linguaggio scritto.