100% Fitness Mag - Anno V Dicembre 2011 | Page 34

100% FITNESS MAGAZINE 34 LOGOPEDISTA La disfasia S.G. è un bellissimo bambino di 4 anni. Ha un incarnato pallido, quasi porcellanato, occhi azzurri e tanti riccioli castani che gli arrivano quasi alle spalle. Conosce e dice pochissime parole: il suo repertorio lessicale è di circa 20 vocaboli ed utilizza sovente lo stesso suono (“tatà”) per esprimere ogni tipo di richiesta o esigenza. Se non compreso, ricorre al pianto, all’indicazione, oppure, più spesso, prende l’adulto per mano e lo conduce fino all’oggetto desiderato. La madre racconta uno sviluppo iniziale del linguaggio che definisce “normale” ed in epoca. In maniera del tutto imprevedibile ed apparentemente immotivata, l’ampliamento del vocabolario del piccolo S. si è arrestato, forse addirittura arretrato. S. è un bambino sano. Ogni tipo di esame strumentale, compresi approfondimenti di tipo genetico, ha dato esito negativo. È stato soltanto mediante l’esclusione di ogni altra patologia (“diagnosi differenziale”) che è stato possibile arrivare ad una definizione più precisa del quadro: S. è disfasico. Dottoressa Mariarosaria D’Esposito Laureata in Logopedia presso l’Università di Napoli Federico II. Disponibile telefonicamente Giovedì e Sabato dalle 09.00 alle 13.00 - Cell. 338.3191494 La disfasia è un grave disordine linguistico che determina, nel soggetto portatore, un importante limite nella comprensione ed espressione verbale. Non esistono dati univoci in letteratura circa l’incidenza; è tuttavia comprovata una maggiore presenza in soggetti di sesso maschile. In relazione alla gravità del caso, il linguaggio può essere del tutto assente o gravemente compromesso. A partire dai 4 anni, il bambino disfasico inizia a strutturare un vocabolario che rimane tuttavia estremamente limitato a pochi vocaboli, pronunciati quasi sempre in maniera incomprensibile. Può comparire in epoca scola re la frase bitri termine; il piccolo impara a sintetizzare in 2 o 3 parole l’intera frase. Le strutture rimangono comunque rudimentali e la comunicazione telegrafica. Dall’analisi della frase del soggetto disfasico si evidenzierà, anche in epoca successiva, la presenza di errori grammaticali, uno scorretto uso del verbo, difficoltà nella flessione morfologica (genere e numero), sia in eloquio sia in prove di ripetizione. La stimolazione linguistica precoce consente, in molti casi, un potenziamento del vocabolario e la riduzione del deficit di pronuncia. Tuttavia, nella quasi totalità dei casi, permangono: - anomie: difficoltà a reperire la parola specifica - parafrasie ed errori semantici: sostituzione di un vocabolo con un altro appartenente alla stessa categoria (“penna”, indicando una matita) - circunlocuzioni: giri di parole per arrivare alla definizione dell’oggetto - uso frequente di intercalari (“mmm”, “cioè”) - ricorso frequente a parole aspecifice (“cosa”) - alterata pronuncia di suoni e vocaboli complessi. Benché variabile da caso a caso, la prognosi rimane quindi sfavorevole. Sovente si addizionano difficoltà attentive e mnemoniche. La disfasia è, inoltre, sempre causa di turbe secondarie associate, come il deficit dell’apprendimento del linguaggio scritto.