100% Fitness Mag - Anno IV Novembre/Dicembre 2010 | Page 52
LE TECNICHE CHIRURGICHE
Oltre ai farmaci, il medico può decidere che tipo di intervento eseguire.
L’ANGIOPLASTICA
Consiste nell’introduzione nella coronaria malata di guide metalliche
che, sotto il controllo visivo del medico, giungono fino alla zona ostruita. In questo punto si gonfia un palloncino che consente di riaprire
l’arteria chiusa. Se si sospetta che quest’arteria si richiuderà a breve, si
può inserire una maglia metallica (stent) che mantenga aperto il vaso.
IL BY-PASS
Quando l’angioplastica non è praticabile perché più coronarie sono
malate, la coronaria è chiusa al 100% o le placche sono talmente indurite da rendere difficile la dilatazione, si ricorre all’intervento di bypass coronarico, che consiste nel creare dei ponti (con l’aiuto di altre
arterie) per scavalcare l’ostruzione esistente nelle coronarie e far giungere sangue nelle zone di cuore dove manca.
Le tecniche chirurgiche con cui viene effettuato il by-pass possono essere di vario tipo. I tre più comuni sono:
la tecnica tradizionale: si accede al cuore attraverso l’apertura dello
sterno, l’osso collocato nella parte anteriore del torace, che unisce le
costole di destra con quelle di sinistra e si interviene sulle coronarie
malate. Può essere effettuata con il cuore battente o a cuore fermo. In
quest’ultimo caso, si ferma il cuore con soluzioni ricche di potassio, un
minerale che ha la capacità di provocare l’arresto cardiaco e si può intervenire anche sulle coronarie più piccole perché il cuore è immobile.
Esistono poi tecniche più nuove quali:
la chirurgia mininvasiva in cui si arriva al cuore attraverso una piccola incisione di 10 centimetri effettuata nella parte sinistra del torace
(all’altezza del cuore) e si interviene nella zona della coronaria malata.
la videoscopia, che consiste nel praticare l’intervento facendo tre piccoli tagli sul torace, attraverso i quali vengono inseriti gli strumenti;
l’intervento è eseguito con l’aiuto di una telecamera.
IN PRATICA: COME EVITARE IL RISCHIO
Il rischio di infarto dipende dall’età, dal sesso e dalla familiarità: su
questi, naturalmente, non si può intervenire. Ci sono, invece, alcuni
fattori che aumentano il rischio di essere colpiti da infarto sui quali si
può agire direttamente per prevenire efficacemente la malattia, come:
* smettere di fumare;
* combattere il sovrappeso;
* limitare l’uso di alcol e caffeina;
* tenere sotto controllo la pressione, il colesterolo e il diabete.
Recarsi al pronto soccorso entro
due ore dall’infarto aumenta le
possibilita’ di sopravvivenza.
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I SEGNALI DELL’ATTACCO
E’ importante riconoscere i sintomi caratteristici dell’infarto per poter decidere in breve tempo di chiamare
l’ambulanza o di recarsi al Pronto soccorso.
SENSO DI OPPRESSIONE
La comparsa dell’infarto può accompagnarsi a un senso
di peso a livello del torace, a volte senso di bruciore al
petto. Questi sintomi sono spesso associati a nausea o
vomito, soprattutto nelle donne in caso di infarto nella
zona bassa del cuore. La persona è sofferente, agitata,
con i battiti al polso frequenti e difficilmente rilevabili,
difficoltà a respirare normalmente e sudorazione fredda.
DOLORE AL TORACE
La comparsa di un dolore molto intenso al petto (angina
pectoris) che dura almeno 15 minuti, ma può protrarsi
anche per ore e che non varia di intensità, deve far sospettare l’infarto.
AL BRACCIO SINISTRO,
AL COLLO E ALLA SCHIENA
Il dolore viene avvertito al centro del petto, all’altezza
dello sterno, e si irradia verso schiena, collo, mascella,
stomaco o braccio sinistro. È importante non confonderlo con brevi fitte, localizzate in un punto, di origine
muscolare o intercostale. Spesso è accompagnato da
nausea, vertigini, pallore, debolezza, accessi di respirazione, polso irregolare, angoscia. Un 20% circa di persone riferisce dolore al braccio destro o della metà destra
del torace, con la sensazione che il torace venga trapassato da una lama.