S
alute & Benessere
Impazienza e ostilità
nemici del cuore
Questi sentimenti aumentano il rischio di ipertensione
I
mpazienza e ostilità sono nemici
acerrimi
della
salute del cuore
perché promuovono l’ipertensione
minacciando a lungo termine la nostra salute.
Lo rivela uno studio apparso sulla
rivista The Journal of the American
Medical Association, basato sul lavoro di esperti della Northwestern
University Feinberg School of Medicine di Chicago, dell’università di
Pittsburgh, dell’università dell’Alabama presso Birmingham, e del
Birmingham Veterans Affairs Medical Center.
Questi lati caratteriali aumentano
il rischio di sviluppare la malattia
già anni prima che essa compaia, in
pratica essere ostili e impazienti da
giovani con gli anni potrebbe significare autocondannarsi alla malattia.
Inoltre, più è forte questo atteggiamento caratteriale più aumenta il
ù
rischio.
Il nostro è stato uno studio prospetudio
tico, racconta il coordinatore delle
dinatore
ricerche Lijing Yan, cioè abbiamo
arruolato i partecipanti quando
anti
erano ancora giovani, tra i 18 e i
a
30 anni, poi a distanza di tempo li
ù
abbiamo esaminati più volte, sia per
arametri
quel che riguarda i parametri fisici,
sia per alcuni fattori psicologici e
sociali.
he
Così abbiamo visto che più da
umere
giovani si tende ad assumere
ù
certi atteggiamenti più
è alta da anziani la
probabilità di avere ipertensione.
30
100% Fitness Magazine
In particolare, precisa l’esperto, abbiamo coinvolto 3.308 persone di
diverse etnie, delle quali il 15% è divenuto iperteso tra i 33 e i 45 anni.
I parametri psicologici misurati con
dei test sono stati l’impazienza e
l’urgenza di tempo, l’ostilità, la grinta nel lottare per raggiungere dei risultati e la competitività, la depressione, l’ansia. L’esigenza di tempo
e l’impazienza sono state misurate
con una scala da 0 a 3-4 ed è emerso
che le persone che da giovani davano il massimo del punteggio avevano un rischio di ammalarsi negli
anni a venire dell’84%, quelle con
punteggio 2 del 47%.
L’ostilità, invece, è stata misurata su
una scala da 0 a 50 e le persone divise in 4 gruppi in base al punteggio.
Il gruppo col punteggio maggiore
aveva un rischio di ammalarsi negli
anni seguenti dell’84%, il gruppo
successivo del 38% più alto rispetto
al primo gruppo, quello col punteggio più basso da 0 a 12,5. Invece,
rileva lo scienziato, gli altri fattori
psicologici esaminati non hanno
mostrato
avere
un
peso
rilevante nell’innescare l’ipertensione.
Questa è
una malattia in aumento, ricorda
Yan, che compare quando le misure
della pressione del sangue sistolica
e diastolica (cioè quando il cuore è
in fase di contrazione e pompa fuori
dalle sue cavità il sangue e quando
invece si dilata e riempie) superano
rispettivamente i 120 e gli 80 millimetri di mercurio.
La prevalenza della malattia aumenta con l’età, infatti se è solo il
3% degli individui tra 18 e 24 anni a
soff rirne, la quota dei malati sale al
70% tra chi ha 75 anni. Non è ancora
chiaro quale sia il meccanismo biologico che lega impazienza e ostilità
all’ipertensione, ma gli autori dello
studio pensano che in condizioni di
stress il sistema nervoso simpatico
si attivi provocando ripercussioni
su vasi e cuore. Il restringimento dei
vasi potrebbe essere una conseguenza di ciò che poi a sua volta provoca
l’ipertensione.