100% Fitness Mag - Anno III Agosto/Settembre 2009 | Page 36

OTTIMISMO Ma perché è importante essere ottimisti? Perché consente di reagire alle avversità, di cercare tenacemente una soluzione, di impegnarsi nel supermaneto degli ostacoli. Anche le prove più dolorose, fastidiose o faticose vengono aff rontate con spirito combattivo se si ha la sensazione di poter esercitare su di esse un qualche controllo. Se ci si sente impotenti, si rischia invece di disperdere ogni opportunità. LEZIONI DI FIDUCIA Scoraggiamento, apatia, passività sono dovuti solo in parte all’entità delle prove con le quali dobbiamo confrontarci; e cosi pure fiducia, entusiasmo e determinazione. La differenza sostanziale è in come si guarda la vita. L’ottimismo trasforma le sfide in opportunità, il pessimismo le rende inside. Lo ha scoperto Martin Seligman, che da 30 anni studia l’ottimismo. Egli ha scoperto anche come ottimismo e pessimismo non siano innati, ma si apprendano. E’ un abitudine di pensiero che impariamo durante l’infanzia e l’adolescenza dice seligman. Ci spieghiamo ciò che ci capita in base alla visione che abbiamo del nostro posto nel mondo: se siamo ottimisti pensiamo di essere di valore e meritevoli; se siamo pessimisti, ci riteniamo indegni e immeritevoli. La differenza? Sostanziale. 1. Personale: discende dalla mia abilità e conferma la mia capacità di confrontarmi con la realtà; 2. Pervasivo: ha grande portata e si ripercuoterà in modo positivo su tutto; 3. Permanente: si ripeterà in futuro perché le premesse sono in me e nelle mie capacità. Ogni insuccesso, invece è: 1. Impersonale: incidente di percorso dovuto alle circostanze. 2. Circoscritto: non si ripercuote sul resto della mia vita. 3. Occasionale: in futuro non si ripeterà. I pessimisti interpretano gli eventi al contrario: sottovalutano la portata dei successi, ne sottolineano l’eccezionalità e sovrastimano le circostanze favorevoli, mentre si assumono tutte le responsabilità degli insuccessi , a conferma della propria inadeguatezza. Le ricadute di questa visione del mondo sono enormi. Perché l’ottimista ritiene di avere un forte controllo sulla propria vita, mentre il pessimista è dubbioso sulla possibilità di essere artefice del proprio destino e quindi si arrende alla rassegnazione, alla passività e all’autocommiserazione. Spesso invece per vincere basta perseverare. TERAPIA ANTI-PESSIMISMO Seligman, inizialmente pessimista, ha sviluppato un modo per riconoscere e smontare i pensieri errati, insegnando quello che chiama ottimismo appreso. Non si tratta di fantasie consolatorie, ma di abilità individuate in laboratorio e sottoposte a rigidi controlli sperimentali. Un sintomo di pessimismo può essere per esempio la scarsa resa scolastica. Può indurre genitori e insegnanti a concludere che lo studente non abbia talento o sia svogliato. Invece può essere il pessimismo a impedirgli di impegnarsi, persistere e rischiare. Le conclusioni negative tratte su di lui peggioreranno la visione che lo studente ha di se stesso, e il suo rendimento ne risentirà ulteriormente. Pigrizia e scarsa intelligenza sono, oltretutto, due tratti che dilagano su tutte le attività e sono permanenti. Per superare questo stato di depressione, il modo migliore è quello di cominciare a considerare ogni singolo insuccesso come un incidente di percorso occasionale: valutarlo cosi può far sorgere il desiderio di rivincita, di cimentarsi al più presto con la fida successiva. AUTOSTIMA Altro ingrediente di base per essere felici è l’autostima, cioè quell’attitudine mentale che ci fa sentire competenti e ci da la sensazione di avere la nostra vita sotto controllo. L’autostima è il giudizio che ogni individuo da del proprio valore. Aestimare in latino vuol dire valutare, che ha un duplice significato: “determinare il valore di” e “avere un opinione su”. L’autostima quindi è lo sguardo che rivolgiamo a noi stessi, e il giudizio che ne deriva è vitale per il nostro equilibrio psicologico. Quando la valutazione è positiva consente di agi