SOCIETÀ
di Loretta Martinez
Responsabile Voicecraft Italia
Direttrice Artistica Accademia Tasso
FEBBRE
DA MUSICAL
P
ur essendo uno spettacolo teatrale tipicamente
anglo-americano ormai
è più di un decennio che
anche in Italia è cresciuta la cosiddetta “Febbre Da Musical”:
Dal classico Chorus Line, messo in
scena nel 1990 dalla compagnia della
Rancia, nei maggiori teatri italiani si
sono susseguiti musicals come Grease,
Cantando Sotto La Pioggia, 7 Spose
Per 7 Fratelli, Jesus Christ Superstar,
giusto per citare alcuni del successi
che diverse compagnie italiane hanno
proposto in questi anni.
La televisione ha contribuito fortemente a far conoscere questo meraviglioso mondo in cui danza, canto e
recitazione si fondano in un’unica arte
di fare spettacolo. Con la trasmissione
Amici di Maria De Filippi infatti anche i più giovani si sono appassionati
alle storie più famose del genere Musical Theatre, provando a cimentarsi
insieme ai loro beniamini nelle diverse
performance man mano proposte durante le sfide settimanali.
E così Tony Manero della Febbre del
Sabato Sera, Evita Peron dall’omonimo Musical, il Professor Higgins di
My Fair Lady e tanti altri personaggi
di Broadway hanno preso vita nelle
case di molti italiani facendo ridere e
commuovere i telespettatori.
Certo la cultura didattica volta ad
insegnare già ai bimbi piccoli le tre
discipline fondamentali per diventare
seri professionisti in questo ambito
artistico non è ancora del tutto consolidata né nelle scuole né negli istituti
privati già specializzati nel proporre
corsi artistici teatrali.
Solo da pochissimo tempo infatti sono
cresciute alcune strutture che danno la
possibilità anche ai più piccoli di ini-
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ziare parallelamente a
studiare sia canto che
danza che recitazione,
così come invece accade da sempre nelle
scuole inglesi ed americane.
Sicuramente ci vorrà
molto tempo prima di
poter raggiungere gli
standard che riescono ad
ottenere a Broadway (consideriamo anche le nostre
risorse economiche piuttosto
limitate), ma le qualità artistiche dei professionisti italiani
sono indubbie e questo compenserà certo le mancanze
scenografiche e teatrali.
Come il cinema ci dimostra spesso infatti
anche con un budget
minore è possibile mantenere la qualità e garantire un prodotto godibile
e di interesse.
L’unico rischio è che passi in secondo
piano il grandissimo lavoro di preparazione degli artisti e dei collaboratori
necessari alla buona realizzazione dello spettacolo.
Non ci si improvvisa performer di
musical, ma si studia per anni tecnica vocale, interpretazione, recitazione, danza classica e moderna e tutto
quanto serva a completare la propria
formazione.
Allo stesso modo ci si forma nel tempo per diventare scenografi, direttori di scena, coreografi, vocal coatch,
direttori musicali e così via per ogni
figura professionale atrettanto importante per guidare e coordinare la
grande macchina che rappresenta il
musical.
Duro lavoro quindi, tanto sudore, ma
anche grandi e nuove possibilità per
chi vuole intraprendere questo mestiere. Non è mai troppo tardi per iniziare seriamente un percorso di studi,
l’importante è che sia con insegnanti
che abbiano una vera e comprovata
esperienza in questo campo e non siano didatti improvvisati che sfruttano
la scia del successo per fare soldi sulle
speranze delle nuove leve dello spettacolo.Ecco perché le strutture teatrali e
le scuole legate alle stesse compagnie
teatrali possono essere una maggior
garanzia di serietà e sicurezza.
I propri sogni bisogna sempre affidarli
a chi può concretamente aiutare ciascuno a realizzarli.