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modalità con cui egli impiega il suo
apparato fonatori, come la voce nasalizzata o palatalizzata); c) le caratteristiche para-linguistiche, definite
come l’insieme delle proprietà acustiche transitorie che accompagnano
la pronuncia di qualsiasi enunciato
e che possono variare in modo contingente da situazione a situazione.
Esse sono: il tono che è dato dalla
frequenza fondamentale della voce,
l’intensità che consiste nel volume
della voce, l’accento enfatico con
cui il soggetto intende sottolineare
un determinato segmento linguistico dell’enunciato rispetto ad altri, il
tempo che determina la successione
dell’eloquio e delle pause; esso comprende diversi fattori come la durata,
la velocità di eloquio e la velocità di
articolazione, la pausa, intesa come
sospensione del parlato, che è distinta in pause piene (riempite da
vocalizzazioni) e pause vuote (cioè,
periodi di silenzio).
La mimica facciale, i creazionisti
dell’ottocento ritenevano che il volto
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fosse la “finestra dell’anima”, voluta
da Dio per leggere la mente degli altri. È fuori dubbio che i movimenti
del corpo per attirare l’attenzione e
l’interesse degli interlocutori. Tali
movimenti servono per manifestare determinati stati mentali (come
certezza, dubbio, confusione ecc.),
le esperienze emotive,nonché gli
atteggiamenti interpersonali (di
attrazione e di avvicinamento, di
indifferenza o di repulsione e di distanziamento).
Il sorriso. Il sorriso è uno dei segnali
fondamentali della specie umana e,a
livello filogenetico, costituisce una
omologia con l’espressione facciale
delle scimmie, consistente nel “mostrare i denti in silenzio”come atto di
difesa e di sottomissione per acquietare e rassicurare il partner. Infatti,
l’animale che mostra i denti segnala
di non volere usare la dentatura per
aggredire.
In ambito umano, il sorriso non è un
segnale uniforme ed univoco, ma copre una gamma estesa di fenomeni
assai diversi fra loro. Ekman e
Friesen (1982) hanno individuato diciannove configurazioni diverse di sorriso.
Fra di esse possiamo
qui ricordare il sorriso
spontaneo, che riguarda il volto intero e che
consiste nel sollevare
gli angoli della bocca
verso l’alto, mostrare
i denti e contrarre i
muscoli orbicolari
dell’occhio, il sorriso
simulato che consiste
nell’attivare soltanto i
muscoli zigomatici della
parte inferiore del volto
senza il coinvolgimento
dei muscoli orbicolari, il
sorriso miserabile che manifesta l’accettazione di una
condizione di necessità spiacevole e che comporta un prolungamento delle espressioni nella
zona inferiore del volto.
Al sorriso sono state assegnate funzioni psicologiche fra loro diverse.
Numerosi studiosi hanno inteso il
sorriso come l’espressione universale
di una esperienza più o meno intensa di gioia felicità. Tuttavia il sorriso
non ha un legame ne necessario ne
sufficiente con le emozioni, bensì è
strettamente connesso con l’interazione sociale. Le persone non necessariamente sorridono in situazioni
di intensa gioia, mentre sorridono
molto di più quando interagiscono
con altri. Il sorriso va inteso come
promotore dell’affinità relazionale,
in quanto è impiegato in condizioni
di simpatia e antipatia e di riappacificazione, al fine di stabilire e di
mantenere una relazione amichevole
con gli altri.
In condizioni spiacevoli, come quando si commette una gaffe, molte
persone ricorrono al sorriso per farsi
scusare ed accettare dagli altri. Inoltre, il sorriso è un potente regolatore
dei rapporti sociali: la sua frequenza
e intensità sono governate dal potere
sociale (le persone in condizione subordinata sono vincolate a sorridere
di più rispetto alle persone in condizione di potere) e dal genere (le
donne sorridono di più degli uomini
per motivi di affiliazione e di compiacenza).
Da quello fin qua detto si evince la
particolare importanza di una attenta lettura di tali segnali, in special modo quando si ha in terapia
bambini o adulti privi o limitati nel
linguaggio verbale.
Attraverso l’uso di strumenti musicali, si stabilisce una vera e propria
comunicazione tra paziente e musicoterapeuta, per mezzo del dialogo
sonoro e attraverso la lettura dei vari
segnali analogici (non verbali) si riescono a comprendere cose altrimenti
impossibili da intendere in assenza
di linguaggio digitale (verbale).
Il prossimo mese continueremo ancora ad esaminare i vari segnali che
consentono una minuziosa decodifica delle vari componenti della CNV.