100% Fitness Mag - Anno II Luglio 2008 | Page 54

S alute & Benessere comunità cristiana di Corinto. «Carità», dietro questa piccola parola c’è l’impegno che noi siamo chiamati a vivere in ogni momento, in ogni istante della nostra vita. Carità è saper andare incontro a chi è solo, accogliere, costruire dei ponti con lui, poiché è a questo unicamente che siamo chiamati. Ma non sempre chi sta male, chi ha subito un’ingiustizia, chi è a vario titolo povero, chi è guardato con ribrezzo, chi si ritrova appiccicato l’etichetta di “sfigato”, è anche contemporaneamente simpatico e gentile. Anzi, al di là di una certa immagine molto romantica dei poveri, questi sono quasi sempre in realtà brutti e sporchi, e qualche volta puzzolenti. Di solito arrabbiati con la vita, ce l’hanno con tutti, e in particolare con chi considerano più fortunato di loro. I “brutti” hanno una faccia poco raccomandabile: tutti i povericristi che languono ai bordi delle nostre strade hanno una faccia poco raccomandabile! Anche nel senso che nessuno è disposto a “raccomandarli”, ad impegnare il proprio nome e il proprio onore per uno di loro. Vuoi mai che ti scoprano a frequentare “cattive compagnie” (ma badate bene che lo dicevano anche di un certo Gesù di Nazareth). Dal libro biblico di Giobbe, passando per il Golgota, viene riaffermata non la dignità della sofferenza (che anzi va combattuta in tutti i modi possibili, ciascuno assumendosi le proprie responsabilità), ma quella di chi soff re. E il diritto sacrosanto per lui di urlare, di arrabbiarsi direttamente col Padreterno, di imprecarne l’assenza o, comunque, il silenzio, la mancanza di senso. Un povero diavolo ha tutto il diritto di non accontentarsi della sua situazione, né di farsene passivamente una ragione. E noi, poi, non abbiamo il diritto, dall’alto della nostra situazione di tranquillità, di 54 100% Fitness Magazine sermoneggiare o pontificare, spargendo sentenze e buoni consigli, su di lui e sulla sua vicenda. Né, tanto meno, di giudicare. Ma la carità per non essere vana, inutile, deve sapersi coniugare con la giustizia, e qui nascono i malintesi. Carità e giustizia sono considerate, tradizionalmente, due principi opposti. L’esercizio dell’una escluderebbe l’altra: questo ha sostenuto il pensiero economico-politico-sociale fino al secolo scorso. O il vivere civile si regge sul criterio della giustizia, acquistando una fisionomia ben precisa, o è governato dal principio della carità, e allora assume connotati nettamente antitetici a quelli del modello precedente. Non ci sembra che questo assioma dai caratteri imperiosi sia così incontestabile: giustizia e carità, invece di venire semplicemente contrapposti, possono essere complementari. E’ questa la tesi del teologo padre George Cottier. «L’alternativa tra carità e giustizia è un falso dilemma. In realtà, non si tratta di opporre carità e giustizia, e neanche di confondere i due campi, ma di vedere come si articolano». La carità è la virtù cristiana per eccellenza, una virtù teologale che ha per soggetto Dio e per oggetto il prossimo. Più articolata è invece la questione della giustizia, che in senso cristiano è definita una “virtù cardinale, cioè fondamentale”, mentre nell’accezione laica può acquistare diverse sfumature di significato. C’è, infatti, la giustizia commutativa, in cui centrale è lo scambio tra eguali; la giustizia legale, che riguarda l’individuo in quanto membro della società; e la giustizia distributiva, che chiama in causa il modo in cui la società si rapporta ai singoli cittadini. Il problema, secondo Cottier, è stabilire quale tipo di giustizia debba prevalere sugli altri: «Mentre l’ideo- logia liberale tendeva a ridurre tutti i rapporti alla giustizia commutativa, nelle encicliche sociali della Chiesa si parla di “giustizia sociale” che comprende la giustizia legale e quella distributiva, riassumendo in sé sia i rapporti tra gli individui che quelli tra individuo e società». Fra carità e giustizia la carità è fondamentale, perché va direttamente alla persona. Anche la giustizia arriva alla persona, ma vi arriva attraverso la mediazi ۙH[H