100% Fitness Mag - Anno II Luglio 2008 | Page 35

pubalgia da algie di altra natura). I segni clinici si presentano con una palpazione dolorosa all’inserzione o sul tragitto degli adduttori, contrazione isometrica dolorosa, dolore allo stiramento degli adduttori. Nelle fasi più avanzate della patologia, tuttavia, il dolore tende a farsi continuo con gli scatti e i cambi bruschi di direzione. L’esame clinico si basa su alcuni test muscolari di semplice esecuzione basati sulla contrazione e sulla distensione passiva. Il trattamento della pubalgia è complesso; il migliore approccio terapeutico è quello di trattare la patologia con decisione, fin dall’inizio, per evitare una cronicizzazione. Innanzitutto vanno eliminate le cause che sembrano responsabili della patologia (PRIMA FASE), quindi: - riposo, per una durata variabile da alcune settimane ad alcuni mesi; - trattamento farmacologico antinfiammatorio locale e sistemico; - utilizzo di terapia fisica come laserterapia, ionoforesi e tecarterapia; nei casi più resistenti risultano efficaci le infiltrazioni locali di corticosteroidi o di omeopatici. Il trattamento prosegue (SECONDA FASE) con esercizi di stretching e, successivamente, potenziamento dei muscoli adduttori, lavorando subito al di sotto della soglia del dolore. Si inizia il trattamento di allungamento facendo prima una contrazione isometrica e dopo l’espirazione, si effettua l’allungamento (contrazione- tenuta-rilasciamento-allungamento). Successivamente procedere con una corsa leggera, seguita da esercizi di potenziamento con schemi Kabat, elastici, pallone. Naturalmente la formulazione e il controllo del piano di trattamento sarà effettuato dal medico fisiatra per la prima fase e per la seconda fase dal fisioterapista, segue ma non meno per ordine di importanza anzi, sottolinerei l’aspetto decisivo viene completato dal posturologo dove individua le disfunzione che hanno determinato tale sindrome ed stabilisce il programma per una riprogrammazione postrale ed evitare recidive, in quanto un aspetto tipico da sottolineare delle sindromi rettoadduttorie è l’andamento alternante del dolore con fasi di remissione che permettono la ripresa dello sport, anche se, come accade spesso, è sufficiente una sollecitazione più intensa per risvegliare acutamente la sintomatologia che sembrava scomparsa. Ecco perché, una volta giunti a guarigione, è buona norma far procedere il paziente gradualmente con i carichi di lavoro per ottenere un buon recupero fisico. Alla base della prevenzione della pubalgia vi è, però, lo stretching dei muscoli adduttori e l’evitare impegni sportivi troppo gravosi in terreni non idonei. A scopo preventivo, e comunque nel trattamento della sintomatologia dolorosa dovuta alla patologia, risulta importante valutare lo sportivo, dal punto di vista posturale con l’eventuale ausilio di apparecchiature elettroniche a l l’ avanguardia come la pedana baropodometrica e stabilometrica, al fine di ottimizzare con un plantare neurobiomeccanico l’appoggio plantare, migliorare quindi la deambulazione e di conseguenza la corsa riducendo le tensioni muscolari, evitando delle recidive e migliorando la performance. 100% Fitness Magazine 35