pubalgia da algie di altra natura).
I segni clinici si presentano con una palpazione
dolorosa all’inserzione o
sul tragitto degli adduttori, contrazione isometrica dolorosa, dolore allo
stiramento degli adduttori.
Nelle fasi più avanzate della
patologia, tuttavia, il dolore
tende a farsi continuo con
gli scatti e i cambi bruschi di
direzione. L’esame clinico si
basa su alcuni test muscolari di
semplice esecuzione basati sulla contrazione e sulla distensione passiva.
Il trattamento della pubalgia è
complesso; il migliore approccio
terapeutico è quello di trattare
la patologia con decisione, fin
dall’inizio, per evitare una cronicizzazione. Innanzitutto vanno
eliminate le cause che sembrano responsabili della patologia
(PRIMA FASE), quindi:
- riposo, per una durata variabile
da alcune settimane ad alcuni
mesi;
- trattamento farmacologico
antinfiammatorio locale e sistemico;
- utilizzo di terapia fisica come
laserterapia, ionoforesi e tecarterapia; nei casi più resistenti
risultano efficaci le infiltrazioni locali di corticosteroidi o di
omeopatici.
Il trattamento prosegue
(SECONDA FASE) con
esercizi di stretching e,
successivamente, potenziamento dei muscoli adduttori, lavorando subito al di
sotto della soglia del dolore. Si inizia il trattamento
di allungamento facendo
prima una contrazione isometrica e dopo
l’espirazione, si effettua
l’allungamento (contrazione-
tenuta-rilasciamento-allungamento). Successivamente procedere con
una corsa leggera, seguita da esercizi di potenziamento con schemi
Kabat, elastici, pallone.
Naturalmente la formulazione e il
controllo del piano di trattamento
sarà effettuato dal medico fisiatra
per la prima fase e per la seconda
fase dal fisioterapista, segue ma non
meno per ordine di importanza
anzi, sottolinerei l’aspetto decisivo
viene completato dal posturologo
dove individua le disfunzione che
hanno determinato tale sindrome
ed stabilisce il programma per una
riprogrammazione postrale ed evitare recidive, in quanto un aspetto
tipico da sottolineare delle sindromi rettoadduttorie è l’andamento
alternante del dolore con fasi di remissione che permettono la ripresa
dello sport, anche se, come accade
spesso, è sufficiente una sollecitazione più intensa per risvegliare
acutamente la sintomatologia che
sembrava scomparsa. Ecco perché,
una volta giunti a guarigione, è
buona norma far procedere il paziente gradualmente con i carichi
di lavoro per ottenere un buon recupero fisico.
Alla base della prevenzione della
pubalgia vi è, però, lo stretching dei
muscoli adduttori e l’evitare
impegni sportivi troppo gravosi in
terreni non idonei.
A scopo preventivo, e comunque
nel trattamento della sintomatologia dolorosa dovuta alla patologia,
risulta importante valutare lo sportivo, dal punto di vista posturale
con l’eventuale ausilio di apparecchiature elettroniche a l l’ avanguardia come la pedana baropodometrica e stabilometrica, al fine di
ottimizzare con un plantare neurobiomeccanico l’appoggio plantare,
migliorare quindi la deambulazione
e di conseguenza la corsa riducendo
le tensioni muscolari, evitando delle recidive e migliorando la performance.
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