di Mariarosaria D’Esposito
Senza parole: l’afasia
C
osì all’improvviso, senza una ragione, in
un attimo terribile, tutto era cambiato.
Un’emorragia invadeva e comprimeva aree
del cervello deputate al linguaggio.
Il tempo giocava un ruolo fondamentale: ambulanza,
pronto soccorso, risonanza magnetica e intervento chirurgico urgente. La sopravvivenza biologica era stata
salvata dalla Scienza.
Michele aveva 53anni, una famiglia e un lavoro ai cantieri. Ora, dopo l’intervento, sembra guardare la moglie
e le figlie in maniera rassegnata ma vigile. Tuttavia non
rispondeva alle loro domande e a quelle dei medici:
niente, neppure un cenno del capo. Assoluto mutismo.
Dopo qualche giorno era già possibile apprezzare un
buon recupero spontaneo (dovuto, in buona parte, al
riassorbimento dell’edema perilesionale); il quadro, tutriass
tavia, rimane grave.
tavia
All’esame del linguaggio emerge una comprensione
relativamente conservata ma è gravemente comprorelat
messa la capacità di esprimere concetti. Michele ha
mess
molta difficoltà nel ricordare il nome degli oggetti che
molt
lo circondano (anomia) in particolare nel denominarli
ci
quando gli vieni richiesto. Alla domanda “mi dici come
quan
si chiama quest’oggetto?” mostrandogli un coltello,
ch
Michele prende tempo, esita poi ricorre ad espressioni
Mich
come “quella cosa che serve per…” e infine mi risponde
com
“forchetta” (errore semantico).
“forc
Emerge, inoltre, un disturbo di “agrammatismo”, tende
Eme
ad u
usare, cioè, solo sostantivi, aggettivi e verbi all’infinito trascurando le particelle grammaticali e le flesnito,
sioni morfologiche: ne risulta uno stile “telegrafico”.
lungo silente.
MANIFESTAZIONI CLINICHE
Dolore inguinale e talvolta gluteo, che esordisce in genere
in modo subdolo, episodico, dopo uno sforzo fisico. Inizialmente il disturbo viene avvertito solo nei movimenti
di flessione e rotazione interna dell’anca (ad es. accavallare le gambe o quando ci si piega in avanti per calzare
una scarpa), ma con il tempo esso diventa sempre più
frequente, fino a determinare l’abbandono delle attività
sportive. Successivamente il dolore inizia a manifestarsi
con la camminata veloce. Inconsapevolmente il paziente
accorcia il passo (per ridurre la flessione d’anca) e porta
la punta del piede verso l’esterno (per evitare la rotazione
interna).
In assenza di trattamento, il paziente giunge alla claudicazione. Importante è la diagnosi differenziale con la
pubalgia o sindrome retto-adduttoria, in quanto il pa-
Logopedista
L’eloquio assume un ritmo lento monotono e uniforme.
Recita, invece, senza difficoltà, mesi dell’anno e giorni
della settimana. La lettura risulta difficile; sono mantenute la firma e la capacità di copiare mentre appare
compromessa la scrittura spontanea. Michele è afasico.
L’afasia rappresenta una patologia di enorme interesse clinico e riabilitativo, data l’altissima incidenza (si
stimano, solo in Italia, circa 150.000 afasici e 20.000
nuovi casi all’anno). Viene definita come una disabilità
acquisita che interessa il linguaggio parlato, compreso,
scritto e letto. Si instaura a seguito di una lesione cerebrale che può essere conseguente ad una patologia
vascolare (ictus, emorragia cerebrale etc) o da trauma
cranico. Questa definizione appare estremamente riduttiva in quanto il danno cerebrale può causare effetti
secondari molto diversi da caso a caso.
La riabilitazione del soggetto afasico dispone di numerose tecniche e metodi. Tutte hanno come scopo unico
il ripristino dell’uso intenzionale del linguaggio: non
“re-insegnare” a parlare, bensì stimolare aree cerebrali rimaste indenni, a funzionare in modo integrato in
compiti linguistici. L’utilizzo della tecnica non può comunque mai prescindere dall’adattamento al processo
patologico specifico: si modella e si modifica in relazione all’età del paziente, alle sue abitudini professionali e
culturali e al suo ambiente.
Sono trascorsi circa 8 mesi da quel tragico giorno. Ora
Michele riesce a rispondere “coltello” quando gli viene
mostrato e ad esprimere, seppure con un tempo ancora troppo lungo e con frasi ancora non perfettamente
strutturate, le sue primarie esigenze.
ziente, inizialmente, riferisce dolore all’inguine che si può
irradiare internamente alla coscia o superiormente al legamento inguinale.
EVOLUZIONE
Il conflitto femoro-acetabolare è una delle causa riconosciute di coxartrosi. Di qui la tendenza ad un trattamento
precoce, prima cioè della degenerazione artrosica.
APPROCCIO TERAPEUTICO
Quando il conflitto dipende da un’anomalia dei capi ossei, è possibile intervenire con procedure chirurgiche di
rimodellamento delle strutture responsabili (Osteoplastiche di resezione). Esso sarà rivolto alla testa femorale
quando essa non sarà perfettamente sferica; oppure alla
cavità acetabolare quando essa sarà troppo “coprente”.
Quando il conflitto dipende da una limitazione funzionale della rotazione interna, il trattamento è fisioterapico ed
è volto al recupero funzionale della mobilità persa.
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