100% Fitness Mag - Anno II Luglio 2008 | Page 27

di Mariarosaria D’Esposito Senza parole: l’afasia C osì all’improvviso, senza una ragione, in un attimo terribile, tutto era cambiato. Un’emorragia invadeva e comprimeva aree del cervello deputate al linguaggio. Il tempo giocava un ruolo fondamentale: ambulanza, pronto soccorso, risonanza magnetica e intervento chirurgico urgente. La sopravvivenza biologica era stata salvata dalla Scienza. Michele aveva 53anni, una famiglia e un lavoro ai cantieri. Ora, dopo l’intervento, sembra guardare la moglie e le figlie in maniera rassegnata ma vigile. Tuttavia non rispondeva alle loro domande e a quelle dei medici: niente, neppure un cenno del capo. Assoluto mutismo. Dopo qualche giorno era già possibile apprezzare un buon recupero spontaneo (dovuto, in buona parte, al riassorbimento dell’edema perilesionale); il quadro, tutriass tavia, rimane grave. tavia All’esame del linguaggio emerge una comprensione relativamente conservata ma è gravemente comprorelat messa la capacità di esprimere concetti. Michele ha mess molta difficoltà nel ricordare il nome degli oggetti che molt lo circondano (anomia) in particolare nel denominarli ci quando gli vieni richiesto. Alla domanda “mi dici come quan si chiama quest’oggetto?” mostrandogli un coltello, ch Michele prende tempo, esita poi ricorre ad espressioni Mich come “quella cosa che serve per…” e infine mi risponde com “forchetta” (errore semantico). “forc Emerge, inoltre, un disturbo di “agrammatismo”, tende Eme ad u usare, cioè, solo sostantivi, aggettivi e verbi all’infinito trascurando le particelle grammaticali e le flesnito, sioni morfologiche: ne risulta uno stile “telegrafico”. lungo silente. MANIFESTAZIONI CLINICHE Dolore inguinale e talvolta gluteo, che esordisce in genere in modo subdolo, episodico, dopo uno sforzo fisico. Inizialmente il disturbo viene avvertito solo nei movimenti di flessione e rotazione interna dell’anca (ad es. accavallare le gambe o quando ci si piega in avanti per calzare una scarpa), ma con il tempo esso diventa sempre più frequente, fino a determinare l’abbandono delle attività sportive. Successivamente il dolore inizia a manifestarsi con la camminata veloce. Inconsapevolmente il paziente accorcia il passo (per ridurre la flessione d’anca) e porta la punta del piede verso l’esterno (per evitare la rotazione interna). In assenza di trattamento, il paziente giunge alla claudicazione. Importante è la diagnosi differenziale con la pubalgia o sindrome retto-adduttoria, in quanto il pa- Logopedista L’eloquio assume un ritmo lento monotono e uniforme. Recita, invece, senza difficoltà, mesi dell’anno e giorni della settimana. La lettura risulta difficile; sono mantenute la firma e la capacità di copiare mentre appare compromessa la scrittura spontanea. Michele è afasico. L’afasia rappresenta una patologia di enorme interesse clinico e riabilitativo, data l’altissima incidenza (si stimano, solo in Italia, circa 150.000 afasici e 20.000 nuovi casi all’anno). Viene definita come una disabilità acquisita che interessa il linguaggio parlato, compreso, scritto e letto. Si instaura a seguito di una lesione cerebrale che può essere conseguente ad una patologia vascolare (ictus, emorragia cerebrale etc) o da trauma cranico. Questa definizione appare estremamente riduttiva in quanto il danno cerebrale può causare effetti secondari molto diversi da caso a caso. La riabilitazione del soggetto afasico dispone di numerose tecniche e metodi. Tutte hanno come scopo unico il ripristino dell’uso intenzionale del linguaggio: non “re-insegnare” a parlare, bensì stimolare aree cerebrali rimaste indenni, a funzionare in modo integrato in compiti linguistici. L’utilizzo della tecnica non può comunque mai prescindere dall’adattamento al processo patologico specifico: si modella e si modifica in relazione all’età del paziente, alle sue abitudini professionali e culturali e al suo ambiente. Sono trascorsi circa 8 mesi da quel tragico giorno. Ora Michele riesce a rispondere “coltello” quando gli viene mostrato e ad esprimere, seppure con un tempo ancora troppo lungo e con frasi ancora non perfettamente strutturate, le sue primarie esigenze. ziente, inizialmente, riferisce dolore all’inguine che si può irradiare internamente alla coscia o superiormente al legamento inguinale. EVOLUZIONE Il conflitto femoro-acetabolare è una delle causa riconosciute di coxartrosi. Di qui la tendenza ad un trattamento precoce, prima cioè della degenerazione artrosica. APPROCCIO TERAPEUTICO Quando il conflitto dipende da un’anomalia dei capi ossei, è possibile intervenire con procedure chirurgiche di rimodellamento delle strutture responsabili (Osteoplastiche di resezione). Esso sarà rivolto alla testa femorale quando essa non sarà perfettamente sferica; oppure alla cavità acetabolare quando essa sarà troppo “coprente”. Quando il conflitto dipende da una limitazione funzionale della rotazione interna, il trattamento è fisioterapico ed è volto al recupero funzionale della mobilità persa. 100% Fitness Magazine 27